Il presidente di Confindustria Sardegna favorevole al fracking. Lo vorrà testare ad Arborea?

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Stare dietro ad un progetto devastante per il nostro territorio come quello della Saras richiede tempo, attenzione, concentrazione. Capita così che un articolo importante possa passare inosservato. Ma fortunatamente, anche se in ritardo, alla fine ce ne accorgiamo.

E infatti ci era sfuggita questa importante intervista rilasciata da Alberto Scanu, allora presidente di Confindustria Meridionale, attualmente presidente di Confindustria Sardegna, al portale AGI Energia a fine settembre 2012. Temi trattati: industria in Sardegna, costo dell’energia, ambiente e, indirettamente, il Progetto Eleonora.

Attenti ai dettagli: Scanu rilascia un’intervista al portale Energia dell’agenzia giornalistica AGI. L’AGI non è un’agenzia giornalistica qualunque, l’AGI è l’agenzia giornalistica di proprietà al 100% di ENI S.p.A. Questo va detto per capire il perché in questa intervista si affrontino certi temi.

Nell’intervista Scanu parla dei problemi dell’industria in Sardegna e li ricollega sostanzialmente all’alto costo dell’energia per le aziende. Sacrosanto, in buona parte è tutto vero. Magari però ci si dovrebbe anche chiedere perché aziende di questo tipo sono arrivate in Sardegna e se davvero l’idea di impiantare nella nostra isola delle attività industriali del tutto estranee al tessuto sociale sia stata una scelta giusta e che merita di essere sostenuta. Ma questo è un altro discorso.

La parte più importante dell’intervista invece riguarda le dichiarazioni di Scanu sulle soluzioni per risolvere la crisi industriale ed energetica dell’isola. E qui il presidente di Confindustria ha le idee molto chiare, forse troppo.

In poche righe Scanu inanella una serie di dichiarazioni che ci lasciano stupefatti: “Crisi energetica? Paghiamo le scelte energetiche degli anni passati, prima di tutto la rinuncia al nucleare (sic!)”. “Dobbiamo smettere con questa logica del ‘no’ a prescindere, non farà che procurarci gravi danni. Penso ai rigassificatori […]

E qui non ci sarebbe nemmeno più di tanto tempo da perdere per spiegargli che i comitati come il nostro non dicono NO a prescindere ma dicono NO perché studiano, si informano, confrontano i dati e arrivano alla conclusione che le opere che si vogliono realizzare sulla loro pelle e sulla loro terra sono dannose, rischiose, inquinanti e senza nessun ritorno economico per il territorio.

La dichiarazione che ci fa rabbrividire è questa: “La maggiore autosufficienza energetica degli Usa dipende principalmente dallo shale oil e dallo shale gas e bisognerebbe verificare se in Sardegna ci sia la possibilità di sfruttarlo. C’è un’azienda del gruppo Saras che da poco ha chiesto una valutazione ambientale per l’estrazione e ha avuto come risposta che prima occorre una valutazione ambientale per i test necessari a capire se ci sia effettivamente del gas. E’ impossibile fermarsi davanti a problemi di questo tipo, è un problema culturale e politico dell’Italia che dobbiamo superare.

Dunque il signor Scanu, presidente di Confindustria Sardegna, è a favore del fracking!

E non solo: suggerisce di testarlo nella nostra isola per verificare la presenza di shale gas – il gas di scisto che si estrae grazie alla fatturazione idraulica – magari proprio ad Arborea.

Certo, Scanu non si riferisce esplicitamente ad Arborea, ma non appena parla di fracking cita immediatamente “un’azienda del gruppo Saras”, ovvero la Sargas s.r.l. che ha richiesto l’autorizzazione per il Progetto Eleonora.

Ma ciò non basta: Scanu si meraviglia addirittura che il Progetto Eleonora sia stato sottoposto a valutazione di impatto ambientale “E’ impossibile fermarsi davanti a problemi di questo tipo, è un problema culturale e politico […]

Come dire: che palle tutte queste autorizzazioni, fateci bucare e trivellare senza fare troppe domande, poi al massimo ne discutiamo dopo quando il danno è già fatto e la falda acquifera già contaminata.

Caro Scanu, avremmo voluto darle il beneficio del dubbio, ma non possiamo. Non possiamo credere che lei sia una persona disinformata sul fracking e sulle trivellazioni. Non ci possiamo credere perché ci ricordiamo la sua faccia al tavolo della conferenza stampa di presentazione del Progetto Eleonora l’8 novembre 2011, non ci possiamo credere perché è da parecchi anni che lei è a conoscenza dei progetti di trivellazione in Sardegna da parte di Saras S.p.A., non ci possiamo credere perché nella sua squadra di presidenza di Confindustria Meridionale al suo fianco sedeva Stefano Filucchi, responsabile relazioni esterne di Saras S.p.A.

Non ci possiamo credere per un semplice motivo: perché lei sa bene cos’è il fracking e quali rischi comporta per il territorio e le persone che lo abitano. Conosce bene i rischi legati ai possibili terremoti e alla sicura contaminazione delle falde acquifere a causa di questa tecnica distruttiva.

Possiamo invece credere che molti dei nostri lettori ancora non sappiano bene in cosa consista questa tecnica di estrazione del gas di scisto tramite la fratturazione idraulica, per cui diamo qualche link: potete leggere qui, qui, poi anche qui, qui e ancora leggere questo studio pubblicato su PNAS – la più autorevole rivista scientifica al mondo – vedere questo video, e poi quest’altro.

Per rendersi conto degli effetti devastanti di questa tecnica potete leggere in questo sito, quest’altro, vedere questo video e poi questo ancora. Ma soprattutto dovete vedere questo documentario che per molto tempo le multinazionali del petrolio americano hanno tentato di bloccare: GASLAND.

A lei Scanu, consigliamo particolarmente di visitare il sito di Farmersagainstfracking: un gruppo di allevatori americani che si battono contro questa tecnica per l’estrazione di gas metano che ha contaminato le loro falde acquifere impedendogli di bere la loro acqua e soprattutto sterminando le loro vacche, uccidendo la loro economia basata su allevamento e agricoltura.

Tecnica peraltro che è stata bandita in diversi stati europei come Francia, Germania e Lussemburgo, e che un recente questionario promosso dalla commissione europea ha bocciato con oltre il 75% di voti negativi.

Ora, se ha visto qualcuno di quei link che le abbiamo suggerito, avrà notato come le aziende colpite e i territori contaminati siano molto simili, dal punto di vista sociale ed economico a quello di Arborea.

Per cui, caro Presidente Scanu, glielo diciamo molto sinceramente: si levi dalla testa l’idea di provare a proporre una tecnica omicida come il fracking sulla nostra terra. Ad Arborea, nella nostra Provincia e in tutta la nostra isola.

Proporre il fracking per estrarre gas o petrolio dal sottosuolo della Sardegna vuol dire condannare a morte per sempre la nostra agricoltura, i nostri pascoli, la nostra terra. Vuol dire spianare la strada definitivamente a chi vuole trasformarci una terra buona solo per basi militari, industrie inquinanti o pannelli fotovoltaici.

Settore che d’altronde conosce bene dato che con la sua Sardinia Green Island ha appena presentato un progetto per la più grande centrale termodinamica d’Europa: quella di Vallermosa. 100Gwh l’anno di potenza installati su 137 ettari di terreno, in compartecipazione con la società di Florentino Perez, presidente del Real Madrid. Ovviamente, come spesso accade, con un cospicuo finanziamento di fondi pubblici.

Ci piacerebbe anche capire come possa un imprenditore come lei che si muove nel settore della “green economy” supportare iniziative come le trivellazioni per la ricerca di idrocarburi in territori destinati all’agricoltura e ancora di più come possa solo immaginare di mettere in pratica una tecnica devastante come il fracking in Sardegna.

Ammetterà di essere una persona confusa, viste anche le sue dichiarazioni sul parco termodinamico, che a suo dire sarebbe un’ottima occasione di turismo perché “Una volta costruita, oltre al nuraghe si potrà ammirare anche la torre grattacielo che raccoglie le radiazioni solari”.

Non è che per caso, è convinto che anche il fracking possa portare turismo? Perché a noi viene difficile immaginare i tour operator proporre “fine settimana tra le falde acquifere contaminate” oppure “escursione tra le vacche morte a causa dell’acqua imbevibile”.  Anzi, suona molto bene il titolo che si era immaginato Carlo Porcedda in Lo sa il vento: “Sardinia Horror Tour, come trasformare un paradiso in un inferno: una settimana ad Arborea dopo il fracking”.

Non so lei, ma noi non abbiamo la minima intenzione di dare da bere ai nostri figli l’acqua che prende fuoco.

Potremmo continuare per molto altro tempo a spiegarle i motivi per cui la parola fracking in Sardegna non deve nemmeno essere pronunciata, ma preferiamo fermarci e farle tre semplici domande:

  • E’ ancora favorevole all’introduzione del fracking per la ricerca di combustibili fossili in Sardegna?
  • Non crede che attività di estrazione di combustibili fossili siano totalmente incompatibili con attività agricole e di allevamento?
  • Non crede che il suo ruolo di imprenditore nel settore delle energie rinnovabili sia totalmente in antitesi con il suo appoggio spudorato alle attività per la ricerca di idrocarburi in Sardegna?

Di una cosa siamo certi: lei non conosce Arborea. Si faccia un giro, siamo disponibili ad accompagnarla al sito scelto per la perforazione: 180 metri dallo Stagno di S’Ena Arrubia, tutelato da convenzioni internazionali, e 300 metri dalle prime case dove abitano bimbi in età prescolare.

Fratturazione idraulica o tecniche estrattive diverse, non è questo il contesto ambientale in cui un bambino merita di vivere.

Paolo Piras

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4 risposte a “Il presidente di Confindustria Sardegna favorevole al fracking. Lo vorrà testare ad Arborea?

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