Intervista con Pietro Dommarco

La copertina del libro

La copertina del libro “Trivelle d’Italia” di Pietro Dommarco

di Paolo Piras

Pietro Dommarco, giornalista di Altreconomia, da oltre dieci anni si occupa di tematiche ambientali ed energetiche. Origini lucane ma milanese d’adozione, è autore di “Trivelle d’Italia”, un libro che è un grande archivio sulla situazione delle trivellazioni petrolifere in Italia. Una raccolta di dati e interviste che tenta di dare uno sguardo complessivo a quella che è stata ribattezzata “gruvierizzazione” della penisola.

Lo abbiamo intervistato in occasione della sua presenza al convegno “Trivelle di Sardegna” di Sabato 1 Dicembre a Sanluri.

Come nasce “Trivelle d’Italia”?

Il libro nasce come sunto di tutto il lavoro portato avanti negli ultimi dieci anni, sia come giornalista, sia con il mio impegno con la Ola – Organizzazione Lucana Ambientalista, che da anni si occupa di analizzare e informare i lucani su ciò che avviene in Basilicata, regione che detiene il record di più trivellata d’Italia. Credo che il libro sia un punto di arrivo di tutto il lavoro ma soprattutto un nuovo punto di partenza. Un punto di partenza per dire quale è oggi la situazione petrolifera in Italia.

A chi si rivolge?

Si rivolge a tutti, ma nello specifico parla a tutti i comitati e le associazioni che si occupano della tutela ambientale. Una sorta di vademecum per sapere quello che è successo fino ad oggi e capire come muoversi in questo mondo complicato delle relazioni tra petrolio, economia e politica.

Ora le trivelle arrivano anche in Sardegna, in un territorio dove fino a pochi anni fa sembrava impensabile uno scenario del genere. Cosa pensi dei progetti di ricerca in Sardegna?

È una situazione che va di pari passo con la nuova Strategia Energetica Nazionale che punta al raddoppio delle estrazioni sul territorio italiano. Oltre al Progetto Eleonora nell’oristanese e al Progetto Igia nel Medio Campidano merita molta attenzione anche il permesso rilasciato alla Puma Petroleum lungo le coste del Sinis – 687 kmq a mare ad appena un miglio di distanza dall’Area Marina Protetta del Sinis Mal di Ventre, ndr – e niente vieta che i due permessi a mare nel Golfo di Oristano e di Cagliari, respinti per la modifica della legge sulla distanza minima dalle coste, vengano ripresentati.

La presenza di progetti di ricerca di idrocarburi in Sardegna è stata svelata solo grazie all’interesse dei cittadini, è una cosa normale?

Quando cercavo di documentarmi sui permessi di ricerca in Sardegna ho notato una totale assenza di dati di tracciabilità e di trasparenza. Nel sito della Regione Sardegna – che ha titolarità per le autorizzazioni dei permessi di ricerca a terra, ndr – non si trovano documenti sui permessi di ricerca, allo stesso modo sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico l’unico permesso per la Sardegna segnato è il Permesso Eleonora. Tutto ciò è molto grave perché non consente ai cittadini di informarsi su ciò che avviene nel proprio territorio, impedendo di fatto la presentazione di osservazioni e opposizioni alle trivellazioni.

Qual è la situazione oggi in Italia e cosa implica la nuova SEN?

La situazione è tragica e drammatica. La SEN si concentra su zone in cui gravano già decine di permessi estrattivi, come la Pianura Padana, l’Abruzzo, la Basilicata e il Canale di Sicilia. Tutto ciò implica un consumo del territorio spropositato, anche in territori impensabili, come ad esempio il Molise, dove il territorio concesso alle aziende petrolifere potrebbe passare dal 26% all’82%, o come l’Abruzzo dove la percentuale di territorio sottoposto a permessi di ricerca si aggira intorno al 75%. Ed è quello che potrebbe avvenire, con dimensioni diverse, anche in Sardegna.

Quale ruolo gioca l’informazione in tutto ciò?

L’informazione è assolutamente fondamentale e ha un ruolo principale in tutte le questioni energetiche e petrolifere. È diritto di ogni cittadino sapere ciò che avviene nel territorio su cui abita. E in questo giocano un ruolo importante non solo i media ma anche le amministrazioni, che devono avere il dovere di coinvolgere i cittadini nella divulgazione degli atti pubblici. Cosa che non è avvenuta in Sardegna nel caso del Progetto Eleonora. Non si tratta di sindrome NIMBY, ma di un diritto sacrosanto. Per questo è necessario creare quante più voci alternative capaci di diffondere informazioni e di fare rete tra loro.

Potete trovare Pietro Dommarco sul web: www.trivelleditalia.it e www.pietrodommarco.it

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