Lettera agli indecisi

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta alla cittadinanza da parte di un emigrato arborense trasferitosi in Continente circa vent’anni fa.

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Manco da Arborea da oltre vent’anni, prima per motivi di studio e successivamente perché mi sono costruito una famiglia e ho trovato lavoro fuori dall’Isola. Ma torno molto spesso nella Bonifica dato che qui vivono i miei genitori.

Quando mi chiedono di dove sono non rispondo “sono sardo “ o “vengo dalla Sardegna”, ma dico orgogliosamente “sono di Arborea”, Poi comincio a parlare senza fermarmi neanche un secondo della storia della bonifica, delle sue aziende, dei sue prodotti e della gente che la abita.

Ho seguito con attenzione e partecipazione tutta la vicenda, inizialmente oscura,  del Progetto Eleonora. E man mano che son passati i giorni e i mesi, grazie anche all’opera del Comitato No Progetto Eleonora, si sono ben delineati tutti i passaggi, anche quelli più dubbiosi, ambigui e ombrosi.

Purtroppo mi sembra di capire, e questo mi dispiace, che ci sia ancora qualche indeciso su quale posizione prendere.

Arborea è un esempio in tutta e per tutta la Regione Sardegna, per il suo modo di “fare sistema”.

Molti concittadini si riempiono la bocca di questo concetto che è diventato in verità un semplice  slogan (e forse senza neanche crederci), ma ora è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti e di unirsi in questa battaglia dimostrando veramente di “essere cooperativi” smitizzando il detto spagnolo “pocos, locos y mal unidos” che mal si addice al popolo sardo e soprattutto agli abitanti di Arborea,

Anche perché non ci troviamo in una campagna elettorale dove bisogna parteggiare per una lista o l’altra, scegliere tra chi mi sta simpatico dall’antipatico o il bello preferito al brutto. Qui bisogna decidere se continuare a rendere vivibile Arborea per le generazioni future,  Se consegnare ai nostri figli e nipoti un paese e un territorio sano, pulito, trasparente e limpido, Così come ce l’hanno consegnato i nostri nonni e padri.

In un momento storico come questo, dove il nostro territorio in difficoltà ancora riesce a resistere alla crisi, dove in molte altre zone le aziende chiudono i battenti e licenziano, famiglie che non riescono più ad andare avanti perché oramai lo Stato non ci lascerà nemmeno l’aria per respirare, esodati, cassintegrati, suicidi a ripetizione, scopro che nel mio paese qualcuno ha avuto la brillantissima idea di toglierci e rubarci il bene comune più importante per il futuro di Arborea: la salute.

La salute soprattutto dei nostri bambini, i nostri figli, cioè di quelle generazioni future che saranno chiamate a tramandare la storia del nostro paese, quelle generazioni che dovranno governare e mantenere il territorio incontaminato, quelle generazioni che dovranno preservare Arborea e il suo territorio dagli attacchi e dalle speculazioni delle multinazionali che con il miraggio del risparmio energetico (praticamente nullo) e qualche posto di lavoro (guardiania ai pozzi, o volontaria come a Furtei?) ha cercato di comprare le nostra intelligenza per distruggerci il paese, il territorio, le aziende, i prodotti e, perché no diciamolo (anche se qualcuno ha detto che così si fa del terrorismo), la vita.

Questo è lo spartiacque: distruggere o preservare e consegnare ai nostri figli un territorio sano?

Non penso ci siano dubbi.

Vorrei infine ricordare, a chi non lo conoscesse e anche a chi indossa la fascia tricolore, che l’art. 32 della Costituzione Italiana, nel sancire la tutela della salute come ”diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività”, obbliga lo Stato a promuovere ogni opportuna iniziativa e ad adottare precisi comportamenti finalizzati alla migliore tutela possibile della salute.

Il rappresentante dello Stato è il Sindaco che ha, da norma legislativa, il compito di tutelare la salute dei cittadini.

In questo momento dove la politica e i politici ha perso totalmente la credibilità di fronte ai cittadini, Lei caro Sindaco, senza se e senza ma, avrebbe dovuto mettersi subito in prima linea, come un condottiero, per difendere la salute del paese, del territorio, ma soprattutto dei figli, partecipare alle assemblee pubbliche, chiedere chiarimenti alla Regione e alla Saras o a Sargas, giocare d’attacco (ormai la tattica difensiva di memoria trapattoniana non la usa più nessuno), anche perché certe volte il non interesse alle richieste di chi l’ha votata suscita il dubbio di altri interessi.

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