Preservate le menti dei vostri bambini

Il “treno della bonifica” nella piazza di Arborea

di Paolo Piras

Rilanciando la nostra lettera a Rocco Papaleo sul suo profilo Facebook, la scrittrice Michela Murgia ha raccontato questo avvenimento: “Due anni fa una nota scuola di scrittura mi chiese se ero interessata a scrivere un racconto che avesse nella trama un riferimento au una pompa di benzina. Il ricco sponsor era l’ENI, desiderosa di aiutare i giovani talenti a esprimersi. Rifiutai e non feci finta che fosse per mancanza di tempo.

Un ottimo esempio di come la comunicazione di certe aziende non passi sempre per canali ufficiali, ma anzi, il più delle volte, cerca di essere la meno esplicita possibile. Così com’è avvenuto per l’appunto con il film di Papaleo Basilicata Coast to coast.

Ma un conto è utilizzare questo tipo di comunicazione con un target di persone adulte e che si possono già definire consumatori, un altro è quando questo tipo di comunicazione viene applicata ai bambini.

Perché si sa, i bambini hanno la mente decisamente elastica e predisposta all’apprendimento. Dunque è meglio incanalare i loro pensieri sin da piccoli.

In questa linea di pensiero rientrano due tra i peggiori progetti di corruzione mentale che siano mai stati concepiti dalle principali aziende italiane impegnate nel settore degli idrocarburi: Eni e Saras.

Consigliamo una lettura del sito EniScuola in cui vengono illustrati i vari progetti con cui l’Eni entra nelle scuole di tutta Italia – di ogni ordine e grado – per portare la propria visione del mondo e dell’energia. Particolarmente degna di nota il progetto Piccole energie crescono – organizzato dalla raffineria Eni di Livorno – in cui a 36 alunni delle scuole elementari viene proposto di sceneggiare e mettere in atto uno spettacolo teatrale sul tema delle energie rinnovabili.

Chissà se, durante la stesura della sceneggiatura, i bambini di Livorno saranno venuti a conoscenza delle condizioni dei loro coetani del Niger o di altre zone sub sahariane in cui opera l’Eni per l’estrazione di idrocarburi.

O anche l’iniziativa Coloriamo il grigio in cui la Raffineria di Gela lancia un concorso per gli studenti dei Licei Artistici per dipingere una parete del deposito di petcoke. Ovviamente senza provare minimamente a spiegare cosa sia il petcoke.

Ve lo diciamo noi: è un rifiuto della lavorazione del petrolio, un’insieme di scarti altamente tossici ed inquinanti. Esattamente ciò che la Sarlux, azienda controllata da Saras, brucia in quantità industriali da diversi anni a Sarroch per produrre energia elettrica. Energia che viene rivenduta al Gestore Servizi Energetici ad un prezzo superiore a quello di mercato. Ricevendo per questo anche i finanziamenti del Cip6. Finanziamenti che paghiamo direttamente noi tramite la nostra bolletta energetica. Dunque oltre al danno c’è la beffa, poi la tassa e infine il veleno.

E magari qualcuno ha pure pensato che Coloriamo il grigio si riferisse al colore del cielo di Gela dovuto all’attività della raffineria.

Nella stessa ottica di formazione delle menti più giovani rientra il progetto Saras per la scuola in cui la raffineria di Sarroch invita le classi elementari del paese sede della raffineria e dei paesi limitrofi ad immaginare l’impronta ecologica della raffineria.

Chissà se il simbolo che si sono scelti per raccontare la storia della raffineria, il simpatico gabbiano Gaby, sia stato scelto appositamente per le sue dita nere. Perché la prima impressione è che quelle dita siano nere a causa del petrolio e non per il colore naturale delle ali.

Chissà che fumetto prepareranno per spiegare ai bambini delle scuole elementari di Arborea la bontà e compatibilità del pozzo Eleonora. Magari una mucca di nome Eleonora che pesca sullo stagno insieme alla trivella, dato che il fenicottero è già occupto. Non lo sappiamo ma ci aspettiamo di tutto: l’immaginazione di chi si occupa di comunicazione aziendale riserva sempre molte sorprese.

Ci spiace però comunicare ai signori della Saras che sono stati battuti sul tempo. Ci abbiamo già pensato noi ad educare i bambini di Arborea. Durante la serata del 10 Agosto Fenicotteri sotto le stelle la piazza di Arborea era invasa dai bambini che hanno partecipato all’iniziativa Il treno della bonifica.

Una lunga tavolata di cartelloni da colorare in cui i bambini di Arborea hanno raccontato la loro storia, la storia dei loro nonni, e la loro visione di futuro, un futuro fatto di sole e mare puliti, di fenicotteri che volano senza ostacoli sopra S’Ena Arrubia e di mucche che non parlano di trivelle ma di latte. Latte di ottima qualità.

Con una bella differenza però:  la nostra era, è, e sarà, una storia vera.

La differenza tra noi e loro è proprio questa: noi abbiamo una storia da raccontare, una storia reale, da difendere e da tramandare. Non abbiamo bisogno di inventare niente, non abbiamo bisogno di corrompere la mente di nessun bambino. Ci basta che i bambini di Arborea girino per la bonifica per rendersi conto di quello che hanno sotto gli occhi e di quello che vogliono essere. Senza cedere a nessun ricatto e a nessun fumetto mistificatore, che vuole raccontare una storia che non ci appartiene e mai ci apparterrà.

La differenza è tutta qui: noi sappiamo chi siamo e vogliamo scegliere noi chi vogliamo essere. Senza nessuna operazione di marketing aziendale di mezzo.

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