La sindrome della “Costa Concordia”

di Federico Torresan

Appena ho saputo che la Saras aveva dedicato particolare attenzione al nostro territorio non avevo ancora un’idea ben chiara sui rischi e sui vantaggi per la popolazione di Arborea, ma da subito avevo sospettato che non sarebbero venuti in pace. Sarà perché fin da bambino, a scuola, mi hanno insegnato che un’attività industriale non ha mai degli effetti positivi sull’ambiente circostante.

Più andavamo avanti nelle nostre ricerche e più mi rendevo conto della follia di tale progetto all’interno della nostra realtà, non capendo poi come fosse possibile che gli amministratori vedessero di buon occhio tutto ciò.

Una domanda mi è sorta spontanea  fin da subito:  a cosa è servito tutto quello che abbiamo fatto negli ultimi anni per metterci in regola  in materia ambientale?

Infatti nell’ultimo decennio Arborea ha – giustamente – investito un’enorme mole di denaro per potersi mettere in regola con la direttiva europea sui nitrati tramite la costruzione di vasche di raccolta, l’acquisto di macchine agricole e l’ammodernamento delle strutture aziendali per poter gestire al meglio i reflui zootecnici e poterli così utilizzare in maniera più  accorta.

E’ evidente che in un periodo così difficile per l’economia, molte aziende, non potendo permettersi di spendere decine e decine di migliaia di euro per poter proseguire la loro attività nel rispetto dell’ambiente, si sono trovate costrette a chiudere i battenti.

Tutta questa situazione mi ha innervosito parecchio: da una parte la Regione spinge per il rispetto dell’ambiente da parte degli imprenditori agricoli; dall’altra strizza l’occhio ad un progetto per la ricerca di idrocarburi nel bel mezzo di quell’importantissima area agricola che regge gran parte dell’economia dell’intera provincia di Oristano.

Mi chiedo che senso abbia mettere a rischio uno dei pochi indotti lavorativi ancora funzionanti in Sardegna per avere in cambio la promessa di tanti posti di lavoro (promessa ampiamente ridimensionata a “qualche posto di guardiania” dalla stessa Saras durante la presentazione del Progetto Eleonora),  la presunta riduzione del costo della bolletta del gas di qualche euro (nonostante al momento non esista nessun pezzo di carta che lo dimostri) e il versamento di royalties nelle casse della regione (di dimensioni ridicole in confronto a quelle proposte in altri paesi europei).

Fortunatamente la Giunta Regionale ha deciso di prendere in considerazione le richieste dei cittadini di avere ulteriori chiarimenti da parte dell’azienda estrattrice sottoponendo così il Progetto Eleonora alla Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.).

La mia speranza è che si rendano conto che un eventuale incidente (la cui probabilità è elevata vista l’esistenza di figure professionali adibite proprio a limitarne – ma non ad azzerarne, purtroppo – i danni) potrebbe risultare devastante non solo per l’ambiente e i residenti  ma anche per l’economia della nostra isola come già successo più volte.

Mi auguro che la sindrome tutta sarda, ma direi anche italiana, (che battezzo con il nome di “Costa Concordia”) di accorgersi solo dopo l’incidente del rischio che si è corso fino ad allora, non si manifesti più in nessuna forma.

Non vogliamo nessun pozzo e nessun’altra attività incompatibile con la nostra terra.

Nè qui, nè altrove.

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