Evitiamo un’altra Furtei

L’incontro tra i dirigenti Saras e la Commissione Ambiente della Provincia di Oristano

di Paolo Piras

Fa una strana sensazione leggere il resoconto riportato su L’Unione Sarda dell’incontro tra la Provincia di Oristano e Saras s.p.a. che si è tenuto martedì 19 giugno.

Basta leggere la posizione espressa dall’azienda petrolifera italiana per rimanere quantomeno stupiti: “Secondo il colosso petrolifero, questo progetto che prevede una esplorazione non comporterà alcuni rischi per il territorio: non ci saranno problemi per l’ecosistema naturale né tantomeno per gli abitanti. La comunità, sempre secondo i rappresentanti della Saras, potrà avere solo benefici da queste trivellazioni. Tant’è che in altre parti della Penisola questo tipo di operazioni si possono tranquillamente svolgere senza necessità particolare di avviare uno studio di impatto ambientale, così come invece ha disposto la Regione lo scorso Aprile”.

E magari ci saranno anche le marmotte, anzi, i fenicotteri, a confezionare la cioccolata.

Non si sa da dove cominciare.

Partiamo dal fatto che la richiesta di valutazione di impatto ambientale viene considerata eccessiva dato che nel resto d’Italia non viene richiesta per casi come questo del Progetto Eleonora.

Magari i signori della Saras non conoscono a fondo i danni provocati in Basilicata dall’estrazione degli idrocarburi, o della subsidenza in atto nella costiera romagnola. E magari ci potrebbero spiegare come mai il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato all’unanimità una proposta di legge parlamentare per vietare qualsiasi tipo di trivellazione all’interno del proprio territorio. Una proposta di legge nata proprio nel territorio del Polesine, in cui per oltre cinquant’anni sono andate avanti indiscriminatamente le estrazioni di metano e poi, chissà perchè, ci si è resi conto che queste erano totalmente incompatibili con l’ambiente e il territorio.

E forse alla Saras non è nemmeno ben chiaro che qui non siamo nella Penisola. Siamo in Sardegna, e la Sardegna purtroppo vanta, da troppo tempo, il primato degli ettari di territorio contaminati: 445mila contro i 264mila della Campania seconda in classifica. (Fonte: studio epidemiologico SENTIERI). Sempre in Sardegna abbiamo due tra i più estesi SIN (Siti di Interesse Nazionale – ovvero aree industriali contaminate) una delle quali coinvolge proprio l’intero territorio di Sarroch.

Ci sorge un dubbio: la Saras, per caso, ha mai sentito parlare del principio di precauzione?

Forse il punto centrale di tutto il problema non è chiaro alla Saras e tantomeno a buona parte degli amministratori che ancora continuano a difendere questo progetto: non siamo noi, comitato, cittadini, a dover dimostrare i rischi di questo progetto. I rischi esistono ed esisteranno sempre. È la Saras che deve dimostrare la totale sicurezza del progetto. Il punto di vista va ribaltato.

Noi non siamo debitori verso nessuno. Chi ha intenzione di sfruttare il nostro territorio deve dimostrare di avere la fedina pulita e tutte le carte in regola. La Saras deve obbligatoriamente dimostrare l’assenza dei rischi di questo progetto. E fino ad ora non lo ha fatto. Lo Studio Preliminare Ambientale presentato a Giugno 2011 è carente, assolutamente insufficiente, al limite del ridicolo, frutto di un lavoro talmente superficiale che parrebbe realizzato con un semplice copia e incolla da Wikipedia.

E se magari non bastasse, vogliamo ricordarvi esattamente cosa è successo quando la valutazione di impatto ambientale non è stata ritenuta necessaria: Furtei, miniera di Santu Miali. La promessa dell’oro in Sardegna si è trasformata nella più colossale truffa ai danni del territorio e delle casse della Regione Autonoma.

Le due richieste di V.I.A. presentate dalle associazioni Amici della Terra e Gruppo di Intervento Giuridico vennero ignorate, ed ora ci troviamo con una vera e propria bomba ecologica nel bel mezzo del Campidano. Se il cianuro contenuto nelle vasche della miniera di Furtei non ha ancora invaso il Campidano lo dobbiamo soltanto agli ex dipendenti della miniera d’oro che continuano a presidiare la miniera coscienti dello scempio causato al territorio.

Sono forse questi i posti di lavoro a cui ci si riferisce quando si parla di “benefici per il territorio”? L’idea è per caso quella di trasformare gli allevatori di Arborea in guardiani ecologici?

A titolo gratuito, ovviamente, dato che dopo un breve periodo di Cassa Integrazione i dipendenti della miniera non hanno più ricevuto alcuno stipendio. Mentre i dirigenti della Buffalo Gold – l’azienda canadese detentrice del 90% delle quote della Sardinia Gold Mining, azienda costituita appositamente per la ricerca dell’oro in Sardegna così come la SarGas s.r.l. è stata costituita appositamente per la trivellazione del territorio di Arborea – se ne sono fuggiti a gambe levate senza pagare nemmeno un quattrino per le bonifiche ambientali.

Dove? John Morris, già Executive Director della Sardinia Gold Mining, in Australia, dove ricopre l’incarico di Chairman presso la Kingrose Mining Limited, con sede a Perth. Damien Reynolds, già Executive Chairman della fallita Buffalo Gold,  in Canada dove ha fondato a Vancouver il Kyoto Planet Group, Inc., di cui è Chairman e CEO.

Speriamo che le intenzioni degli amministratori di Saras e SarGas non siano identiche, e che tantomeno abbiano intenzione di seguire la strada dell’ex Presidente della Sardinia Gold Mining: Ugo Cappellacci.

Vorremmo ricordare cosa disse l’allora Sindaco di Furtei, Ignazio Congiu, il 18 Settembre 1997, giorno dell’inaugurazione della miniera di Santu Miali: ““Non vorrei che al termine dell’estrazione dell’oro la Sardinia Gold Mining chiudesse baracca lasciando il paesaggio sconvolto dagli scavi senza un progetto e un finanziamento per il recupero ambientale”.

Non permetteremo mai che eventi del genere si possano ripetere, ad Arborea, a Furtei e in tutta la Sardegna.

Non vogliamo nessun pozzo, né qui né altrove.

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